Giardino

Da piccola e fino all'adolescenza, sognavo di vivere in una fattoria, di curare le vacche e di coltivare le verdure da minestrone e gli alberi da frutto. Appena ho iniziato a lavorare ho ridimensionato il mio sogno, mi sarei accontentata di una casa tutta mia in cui fare il pane, i ravioli, una casa che fosse almeno piena di fiori, ma riuscivo ad ammazzare pure il basilico in vaso, perciò ho lasciato perdere le aiuole variopinte e mi sono dedicata alla mia cultura.

Nel frattempo, però, era arrivata Matilde.
Se le Donne di CasaMia, infatti, solevano scuotere la testa sconfitte, le altre Donne della mia vita, invece, erano convinte di potermi ancora aiutare a diventare una Vera Donna e fu proprio una di queste a regalarmi una pianta. Per convincermi ad accettarla, e che non l'avrei ammazzata, si rivolse al mio io-bambino e le disse “dalle un nome”. Se ci penso ora, sono sicura che intendesse rivolgersi, in realtà, all'istinto materno che cova in ogni Donna del mondo.

Correva l'anno 2003 o 2004 e oggi Matilde è ancora con me, viva e vegeta. Trovate la sua storia nel post >Matilde, che le ho dedicato quando ho deciso di moltiplicarla tramite talea, mentre in questo ci sono le foto delle prime talee. Nel post >Matildes Familie ci sono tutte le sue figlie, in questo post raccontavo del trapianto di nuove talee e in quest'altro di come ho scoperto che Matilde non è mia figlia (a fine post). Nel primo post e nel secondo sui copri vaso (fatti da me) mostro alcune talee ormai cresciute.
Matilde è sempre stata con me, e una volta, anni prima, l'avevo pure sognata, e in quel sogno, a detta delle esperte, stava a significare il mio desiderio di casa e serenità. A detta mia quel sogno si è avverato, e l'ultimo viaggio che abbiamo fatto io e Matilde per arrivare alla realizzazione del sogno è svelato alla fine del racconto fotografico nel post >Elle e Matilde.

E il sogno di un giardino o di un orto? Da un certo punto in poi, e visti i successi con le talee di Matilde, ho ripreso in mano anche quello, con vari tentativi – quasi tutti falliti, lo dico subito – di riportare in vita quel “deserto che mi ostinavo a chiamare giardino”. Dopo vari accenni, ne parlavo più diffusamente nel post >Non è un passatempo: è una sfida continua. Mesi dopo mostravo i successi in queste foto, definendomi sin nel titolo una “giardiniera” (Gärtnerin); qui c'è un primo aggiornamento, qui un secondo, qui un terzo, in un post in cui parlavo di tutt'altro, dove racconto anche una piccola discussione di paternità del giardino stesso (le Donne di CasaMia erano incredibili).

Aiuola berlinese dello Spirito.
A Berlino avevo un giardino che emozionava più le mie colleghe che me: a me serviva per osservare da vicino il comportamento di merli e scoiattoli, e forse proprio per la loro presenza e quella di un alto albero, io pensavo di avere un boschetto, non un giardino, e poi un bosco è più romantico. Ho tentato con aromatiche e margherite, ma l'aiuola a disposizione era senz'altro marcia, e poi a Berlino la stagione delle piogge fa il part-time orizzontale annuale; e comunque il confronto costante con le capacità apparentemente innate dei tedeschi, sono demoralizzanti: rose ovunque, in ogni angolino di cunetta! Ho provato nel segreto della mia cucina, con (altre) aromatiche e fiorellini, ma l'unica che è sopravvissuta per un anno intero è stata un'orchidea che avevo ereditato con la casa, che aveva le foglie sporche di cera di chissà quale festino, alla quale nessuno dava più di una settimana di vita, e che invece mi ha regalato, alla morte dei due fiori, una decina di altri bellissimi fiori, sbocciati solo per me. Alla sua morte ho portato a Berlino anche Matilde, ma non senza tentare di riportare in vita >L'orchidea!

Nella nuova Casa in Palude ho comprato (e dimenticato) semi di verdura; ho espresso desideri aromatici e poi al momento di acquistare la pianta, mi son tirata indietro; ho accettato in regalo fiori che credevo sarebbero morti, ma che sono ancora vivi dopo quasi un anno; ho tentato di coltivare una piantina di zenzero, ma per ora senza successo. Mi sono consolata con gerani che però non facevo mai in tempo ad innaffiare; ho cinque Matilde (e altre due le ho regalate), una Rosina (calancoa), una Bianchina (spatifillo); dopo essermi limitata per quasi un anno a guardare Alli che tosava l'erba, solo a marzo 2016 mi sono decisa a fare qualcosa di concreto in direzione del mio sogno di un giardino e di un orto: ne parlo nel post >Il giardino e l'orto dello Spirito.

Trovate la maggior parte degli aggioramenti sotto la voce Giardino e orto - Die Gärtnerin o nei post "Riassunto del Mese".

Buona permanenza nella casa nella palude da Elle, il vostro Spirito verde 
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